Mi presento

Maurizio

Il mio primo incontro con la fotografia è avvenuto quasi in silenzio, attraverso una vecchia Canon analogica che usavo solo raramente. Nonostante fossi circondato da persone che vivevano questa passione con intensità, per anni ne sono rimasto un osservatore distaccato.

Poi, a distanza di cinque anni è scattato qualcosa. Grazie all’ispirazione di Valeria, ho scoperto in questo linguaggio un terreno comune di meraviglia; un interesse che, alimentato anche dall’entusiasmo di mio fratello Gianluca, si è trasformato in una vera e propria passione.

Oggi, per me, lo scatto non è un semplice gesto tecnico, è l’atto di catturare un istante, di “rubare” un momento di intimità protetto dalla magia dell’equilibrio visivo. Come diceva magistralmente Henri Cartier-Bresson:

“Fotografare è riconoscere nello stesso istante, in una frazione di secondo, un fatto e l’organizzazione rigorosa delle forme che lo esprimono. È mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore. È un modo di vivere.”

Questa filosofia mi ha spinto verso i generi che sento più vicini: il reportage, con la sua capacità di narrare storie profonde, e la street photography, con la sua verità fatta di situazioni reali e spontanee.

Il mio immaginario si nutre del lavoro di chi ha reso la macchina fotografica uno strumento di testimonianza e poesia:

Ognuno di loro mi ha insegnato che fotografare non significa solo guardare, ma sentire il ritmo del mondo e saperlo fermare prima che svanisca.